L’Introduzione di Osho

QUESTA STORIA, NELLA QUALE STIAMO PER AVVENTURARCI OGGI, È UNA DELLE STORIE PIÙ GRANDI.

HA QUELLA FRAGRANZA SPECIALE CHE SOLO LE STORIE SUFI HANNO. É INCOMPARABILE.

SE RIESCI A CAPIRE QUESTA STORIA, AVRAI CAPITO IL GRANDE SEGRETO DELLA VERA RELIGIONE.

SE NON RIESCI A CAPIRE QUESTA STORIA, NON TI SARÀ PROPRIO POSSIBILE CAPIRE QUESTO SEGRETO.

 

Questo segreto appartiene alle fondamenta della coscienza religiosa. Senza questa comprensione non ci può essere trasformazione dello spirito.

Quindi ascolta questa storia con tutta l’attenzione possibile. Lascia che penetri nel tuo essere. Questa storia può aprire una porta, può significare un cambiamento così radicale nella tua vita che non sarai mai più la stessa persona. È però importante che tu capisca la storia nei suoi più minuti dettagli, con grande cura e amorevolezza, perché è una storia molto strana.

Non è solo una storia, perché le storie Sufi non sono solo storie. Non sono fatte per intrattenerti, non sono fatte per riempire il tuo tempo, sono dei metodi di insegnamento. Indicano qualcosa, mostrano qualcosa, ti indirizzano verso qualcosa. Sono degli indicatori, sono frecce verso l’ignoto, dita che indicano la luna.

E ricorda questo detto Sufi: non mordere il mio dito, guarda quello che sto indicando.

È facile farsi intrattenere da queste storie, ma non è il loro scopo. Mancheresti il punto. Sono riflessi dell’aldilà, dicono quello che non può essere detto e cercano di esprimere l’inesprimibile.

Non parlano della vita ordinaria, non riguardano le faccende mondane.

Appartengono alla più intima ricerca della verità, appartengono al centro del tuo essere. Sono dei meravigliosi stratagemmi. Se sei semplicemente attento, se mediti sulla storia, parallelamente alla storia stessa nel tuo essere comincia a rivelarsi qualcos’altro.

La storia procede su un piano, ma in parallelo su un altro piano si manifesta una rivelazione.

Se non riesci a cogliere quel livello parallelo, sappi che hai mancato il punto. E mancare il punto è molto facile.

Per mancare il punto, non serve alcuna intelligenza e qualunque stupido può riuscirci.

Ma capirla richiede invece grande intelligenza. Quindi, sii centrato e raccolto per questi brevi momenti.

Ascolta con la massima totalità possibile, diventa solo orecchi. Sii presente.

Con questa storia viene condiviso qualcosa di valore immenso.

 

In Alice attraverso lo specchio di Lewis Carroll, c’è questo bellissimo passaggio:

“Alice si ritrova in un mondo al quale non può credere e allora la Regina le dice: Oserei dire che non hai fatto molta pratica, perché io sono arrivata a credere fino a sei cose impossibili prima di colazione.”

Si, quello è il segreto di questa storia. Lewis Carroll sta condividendo qualcosa di grande valore.

Il segreto della storia è l’arte di credere, l’arte dell’avere fiducia, l’arte di dire SI all’esistenza. Se credi nell’impossibile, l’impossibile diventa possibile. Come accade?

A dire il vero le cose sono impossibili solo perché non hai il coraggio di credere.

 

Ogni pensiero si può materializzare e tutto quello che accade all’interno della coscienza può creare la corrispondente realtà all’esterno. Tutto quello che accade all’esterno deve prima succedere dentro. Il seme è assorbito all’interno e l’albero si manifesta all’esterno. Se hai un cuore fiducioso, niente è impossibile – persino Dio non è impossibile.

Ma ti serve un cuore fiducioso. Una mente fiduciosa non va bene perché la mente di base non può avere fiducia. È incapace di credere. La mente può solo dubitare. Per la mente il dubbio è naturale, è una qualità intrinseca.

La testa non può fare altro che dubitare. Così, se cominci a forzare delle credenze nella testa, quelle credenze semplicemente nasconderanno i tuoi dubbi. Da li non nascerà nulla. E questa è la condizione dei musulmani, dei cristiani, degli induisti e dei giainisti: le loro credenze sono della mente e la mente è incapace di credere.

Per la mente è impossibile credere, la mente può solo dubitare.

I dubbi nascono dalla mente come le foglie crescono dagli alberi.

Credere nasce dal cuore. Il cuore non può dubitare, può solo credere. Quindi, le credenze della mente – credo nella Bibbia, credo nel Corano, credo nel Marxismo, credo in Mahavira, in Mosè o Mao TzeTung – sono solo un fenomeno apparente.

La testa può solo creare cose finte, delle apparenze nelle quali puoi restare coinvolto, ma sciuperai la tua vita. Rimarrai un deserto, una terra desolata.

Non fiorirai mai, non saprai mai cos’è un oasi. Non conoscerai gioia alcuna, non sarà mai grande festa.

 

Quindi, quando dico che credere può rendere possibili le cose impossibili, intendo credere nel cuore, un cuore innocente, il cuore di un bambino che non sa come dire no, che conosce solo il si, un si non contrapposto al no.

Non è che un bambino dice no dentro e si all’esterno: questo appartiene alla testa.

Questo è come fa la testa, si fuori e no dentro e viceversa, no fuori e si dentro.

La testa è schizofrenica, non è mai una e totale. Quando il cuore dice di si, semplicemente dice di si. Non c’è conflitto, non c’è divisione. Il cuore è integro nei suoi si: quello è vero credere, vera fiducia. Un fenomeno del cuore. Non è un pensiero ma un sentire, e alla fine non è nemmeno un sentire, è un essere.

 

All’inizio la fiducia è un sentire, nella sua fioritura finale è essere.

I così detti credo rimangono nella testa, non diventano mai sentire e non possono diventare il tuo essere. E se qualcosa non diventa il tuo essere, allora è solo un sogno ideale. Uno spreco di energia.

 

Ma credere è rischioso. Sarai sorpreso a sapere che dubitare è molto da codardi.

Di solito si dice che le persone coraggiose dubitano e i codardi credono. Anche quello in un certo senso è vero.

Il credere con la testa è da codardi, e tu conosci solo quelli che credono con la testa: quindi corrisponde alla realtà. Se vai nelle moschee, nelle chiese e nei templi, li troverai pieni di codardi. Ma il vero credere non è da codardi, il vero credere richiede grande coraggio, è una scelta eroica.

 

Il dubbio nasce dalla paura, come può esserci coraggio? Il dubbio ha le sue radici nella paura. Il dubbio sorge perché c’è un desiderio di difendersi, di proteggersi, di essere al sicuro. Puoi avere fiducia solo se sei pronto ad entrare nell’insicurezza, se sei pronto a spingerti nell’ignoto, se sei pronto a navigare con la tua barca in acque sconosciute senza una mappa.

Fiducia significa grande coraggio e solo una persona coraggiosa può essere religiosa, perché solo una persona coraggiosa sa dire di si.

Il dubbio è una forma di difesa. Anche se questo dubbio ti difende, tu rimani bloccato, non riesci a muoverti perché ogni volta che ti muoverai ci sarà paura in quanto ogni movimento è un passo nell’ignoto, nel non familiare.

Il dubbio è un sottoprodotto della paura, ricordalo.

 

E allora, credere cos’è? Credere è un frutto dell’amore. Solo coloro che sanno amare sanno credere. L’amore nasce dal cuore e lo stesso vale per il credere. Il dubbio sorge nella testa, e la paura anche. La persona che vive nella testa rimane un codardo. In realtà vive nella testa perché è un codardo. Ha paura ad andare verso il cuore perché non si sa mai dove il cuore potrebbe portarti.

 

Il cuore è un avventuriero, un esploratore di misteri, scopre quello che è nascosto. Il cuore è sempre in pellegrinaggio. Non è mai soddisfatto, ha una scontentezza profonda, una scontentezza spirituale. Non si adagia da nessuna parte, ama molto il movimento, gli piace il dinamismo.

 

Il cuore è soddisfatto solo quando ha raggiunto la meta finale oltre la quale non si può andare. Le cose mondane non possono soddisfarlo. Il cuore non è mai convenzionale, il cuore è sempre in rivoluzione. Salta sempre da uno stato all’altro, si muove a tentoni, rischia sempre.

Qualunque cosa abbia è sempre pronto a metterla in gioco per l’ignoto.

Il suo desiderio è di conoscere ciò che è reale, e questo è ciò che Dio è.

 

Il cuore desidera l’avventura, cerca il pericolo, vuole l’ignoto, lo sconosciuto, l’insicuro. Aspira all’esperienza oceanica, vuole dissolversi, vuole scomparire nella totalità. La testa ha paura, paura di morire, paura di scomparire.

 

Quando hai fiducia, il tuo inconscio comincia a rivelarti molte cose. Ma si rivela solo alla mente fiduciosa, solo all’essere fiducioso, solo alla coscienza che ha fiducia. La religione è la fragranza di questa fiducia impeccabile e assoluta.

L’ateismo è un atto di debolezza, di impotenza, è decadente. Una società diventa atea solo quando sta per morire, quando ha perso vigore e giovinezza. Quando una società è giovane, viva, vigorosa, allora anela all’ignoto, ricerca il pericolo. Cerca di vivere pericolosamente perché quello è l’unico modo per vivere.

 

Un giorno un ateo stava camminando vicino a un burrone quando scivolò e cadde oltre il bordo. Mentre stava precipitando riuscì ad aggrapparsi al ramo di un piccolo albero cresciuto in una spaccatura della roccia. Appeso la, mentre dondolava per il vento freddo, si rese conto di quanto la sua situazione fosse senza speranza perché sotto c’erano massi frastagliati e d’altro canto non era possibile scalare il dirupo. E la sua presa sul ramo si stava indebolendo.

Bene, pensò, adesso può salvarmi solo Dio. Non ho mai creduto in Dio, ma potrei essermi sbagliato. In fondo, cos’ho da perdere? Quindi urlò: Dio! Se esisti salvami e io crederò in te. Ma non ci fu nessuna risposta.

Allora chiamò di nuovo: Dio, non ho mai creduto in te, ma se stavolta mi salvi, d’ora in poi crederò in te.

All’improvviso una potente voce tuonò dalle nuvole: No, non lo farai, conosco quelli come te!

L’uomo fu così sorpreso che quasi abbandonò la sua presa del ramo. “Per favore, Dio, ti sbagli. Dico davvero, crederò in te!

“No, no, non lo farai. È quello che dicono tutti!”

L’uomo continuò con la supplica e la discussione fino a quando Dio disse:

“Va bene, ti salverò… Lascia la presa del ramo”.

“Mollare il ramo!?” esclamò l’uomo, “ma pensi che sia pazzo?”

 

L’ateismo è sempre una cosa da codardi. La persona davvero coraggiosa diventa necessariamente religiosa, e una persona religiosa è necessariamente una persona coraggiosa. Quindi, se ti capita di incontrare un codardo che è religioso, sai che c’è qualcosa che non va. Un codardo non può essere religioso, e la sua religione è solo una forma di difesa, un’armatura.

Il suo Si non proviene dal suo amore, il suo Si proviene dalla paura. Se fosse stato possibile dire No, avrebbe detto No. Il suo Si arriva perché la morte è vicina, perché c’è la malattia, perché è in pericolo. Quindi pensa: cosa posso perdere? Perché non credere? Perché non pregare?” La sua preghiera è falsa, non è altro che un’espressione di paura. Per paura va al tempio, va in chiesa e dai preti.

 

Quando un uomo è davvero coraggioso, allora va da un maestro, non da un prete. Non va in una chiesa morta o in un tempio morto. Si dà da fare e cerca qualcosa di vivente. Va da un Cristo o da un Buddha o da un Krishna, ma non va certo in una chiesa. Non va dove trova l’ortodossia. Non vive nel passato, si muove nel presente e qualunque cosa faccia mostra coraggio.

Se dice di Si, lo dice con coraggio, per amore dell’esistenza, perché ha una comprensione profonda di essere parte del tutto, sa che non è separato. Dire di No è dire No alle proprie radici. Se l’albero dice di No alla terra, quale sarà il destino dell’albero? È commettere suicidio. Se l’albero dice di No al sole, quale sarà il suo fato? Avrà commesso suicidio.

L’albero non può dire di No al sole e non può dire di No alla terra. L’albero deve dire Si al sole, alla terra, ai venti e alle nubi. L’albero deve mantenere continuamente una attitudine al Si, giorno dopo giorno. Solo così l’albero potrà fiorire e restare verde e vivo, solo così potrà crescere.

L’uomo ha le sue radici nell’esistenza e dire di No è avvelenare il tuo sistema. A chi stai dicendo di No? – alla tua terra, al tuo cielo, al tuo sole. Ben presto sarai paralizzato.

La persona veramente coraggiosa si guarda attorno, sente, coglie il suo essere una parte del tutto. Vedendo questo fatto, si rilassa nel Si, rimane in uno stato di accettazione e per il suo Si è pronto a rischiare qualunque cosa, a fare tutto quello che è necessario.

 

Sören Kierkegaard ha scritto una parabola:

C’era una volta un re che amava un’umile serva. Il re era molto potente e integrato nel suo ruolo ma non avrebbe potuto sposare la ragazza senza essere costretto ad abdicare al trono. Se l’avesse sposata, il re sapeva che avrebbe avuto per sempre la gratitudine della sua sposa. Ma si rendeva conto che nella felicità della sua sposa sarebbe mancato qualcosa: certo, lei lo avrebbe per sempre ammirato e ringraziato, ma non sarebbe mai stata in grado di amarlo perché la disuguaglianza tra di loro sarebbe stata troppo grande e lei non avrebbe mai potuto dimenticare le sue umili origini e il suo debito di gratitudine.

 

Quindi decise per un altra soluzione: invece di fare lei regina, avrebbe rinunciato alla corona. Sarebbe tornato a essere una persona comune e poi le avrebbe offerto il suo amore. Facendo questo si rese però conto che stava correndo un grande rischio. Stava facendo qualcosa che agli occhi della maggioranza delle persone del suo regno sarebbe parso una follia, e forse persino agli occhi di lei. Avrebbe perso la corona e magari avrebbe perso anche il suo amore, specialmente se lei fosse stata contrariata dal fatto di non diventare regina. Comunque, alla fine decise di rischiare. Ritenne che era meglio rischiare tutto, per concedere una possibilità all’amore.

 

Quando sei alla ricerca, quando stai cercando Dio, la verità, la beatitudine, momenti come questo si ripresentano molte volte: rischiare. E tutta la tua intelligenza sarà contraria. La tua mente sarà completamente contro e dirà: “Ma cosa intendi fare? La donna per la quale stai rinunciando al regno potrebbe rifiutarti. Se è davvero interessata a diventare una regina, non ti rivolgerà più nemmeno uno sguardo. E in tutto il regno penseranno che sei un pazzo, e chi lo sa, forse anche lei penserà che sei pazzo”. Ma il re decise di rischiare.

 

Meglio rischiare tutto. Se c’è anche una minima possibilità di arrivare all’amore, allora bisogna rischiare tutto. E uno deve rischiare tutto: una volta e poi un’altra volta e molte altre volte prima di arrivare all’amore supremo, a Dio.

 

Di solito cerchiamo Dio solo entro certi limiti, quello che le nostre condizioni ci permettono, ma senza rischiare davvero nulla. Guadagni denaro, raggiungi il successo nella vita e magari ti resta un’ora per andare al tempio o meditare. Una volta ogni tanto magari puoi anche pregare. E magari di notte, prima di andare a letto, riesci a ripetere le tue preghiere per un paio di minuti prima di cadere addormentato. E così puoi sentirti bene perché stai praticando la tua religione.

Religione non è una pratica, è essere. O ti accompagna per 24 ore al giorno, totalmente diffusa nel tuo essere, o non c’è per niente. Una semplice preghiera prima di andare a letto, è una specie di imbroglio che fai a te stesso. Questa forma di religione parziale non aiuta. Uno deve essere totalmente dedicato e i codardi non sono in grado di farlo. Quindi, lascia che te lo ricordi: la religione è solo per i coraggiosi, per coloro che sono energici e forti d’animo. Non è per i deboli, non è per quelli che contrattano sempre. Non è per chi ragiona in termini di affari ma per chi gioca d’azzardo ed è pronto a rischiare.

 

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